Cos'è la paura: ostacolo o grande motivatore?

Pubblicato da: Stefano Nicoletti Categoria: Blog Data: Commento: 0 Like: 260

La Paura, ostacolo o grande motivatore?

Desiderare un miglioramento nella prestazione sportiva implica accettare e provocare un cambiamento positivo nei nostri comportamenti e nelle nostre attitudini. Affrontare le novità, così come affrontare l’inaspettato e l’incertezza, ci mette inevitabilmente davanti alle nostre paure.

La paura, nel nostro mondo che tenta disperatamente di trovare soluzioni razionali alle sfide che affrontiamo, è ancora oggi uno spauracchio che cerchiamo in tutti i modi di esorcizzare e nascondere. Non dobbiamo dimenticare però che noi esseri umani siamo frutto di milioni di anni di evoluzione. Il nostro corpo ha elaborato un'infinità di sistemi diversi di adattamento agli ambienti e alle situazioni esterne e lo stesso vale naturalmente per la  nostra mente: distinguere tra corpo e mente infatti è solo un'astrazione, un esercizio di teoria senza basi pratiche.

Nonostante questo bagaglio di strumenti di cui siamo dotati per vivere e sopravvivere al meglio, continuiamo a pensare che in noi ci possa essere qualcosa di sbagliato, di fuori luogo o di stonato, in particolare quando parliamo di emozioni.

Perché? Perché non ci conosciamo abbastanza bene. Non ci fidiamo di noi stessi e allora pensiamo che la febbre sia una malattia (invece di un rimedio per distruggere batteri, virus e infiammazione) oppure che la paura sia un'emozione da reprimere, perché “i veri uomini (e i veri campioni) non hanno paura”.

“Non avere paura” è una di quelle frasi sbagliate che ci perseguitano da quando siamo molto piccoli e non smettono di mai di seguirci: quando cerchiamo motivazioni, quando ci alleniamo duro, quando prepariamo una partita importante, quando la stiamo giocando. La paura, in verità, è gestita da una parte ancestrale del cervello che sembra non aver subito molti cambiamenti dalla notte dei tempi a oggi. Perché non è cambiata? Beh, perché funziona benissimo così oggi come centomila anni fa.

La paura ha la funzione di prepararci al pericolo, inteso in senso soggettivo. Il nostro sistema nervoso percepisce infatti come “pericolo” tutta una serie di eventi molto diversi tra loro: un match sportivo, un colloquio di lavoro o una rissa comportano tutti l'attivazione di segnali di allarme e di reazioni che ci preparano alla fuga o allo scontro: aumento battito cardiaco, vasocostrizione, gesti di protezione, etc.

Quando percepiamo razionalmente quei segnali ci possono apparire come un momento di debolezza, perché crediamo che la “calma sia la virtù dei forti”. Niente di più sbagliato. Ognuna di quelle reazioni ha un ruolo fisiologico ed evolutivo.

Poiché la paura deve garantire (sempre in senso lato) la nostra sopravvivenza, non accetta di essere schiacciata. La paura non accetta una mediazione da parte della nostra parte razionale. Se non siamo consapevoli dei suoi meccanismi, se li rifiutiamo e cerchiamo di annientarli otteniamo un effetto contrario, un’escalation: le reazioni aumentano di intensità e arrivano, in casi estremi, a paralizzarci, farci svenire, farci vomitare…

E' per questo che la frase: “Non avere paura” è così profondamente sbagliata. Oltre a dimostrarci una scarsa conoscenza di noi stessi, impedisce che il livello delle nostre reazioni emotive si assesti su un livello ottimale, quello che ci può permettere di affrontare lo scontro (o la fuga) nel miglior modo possibile.

La paura, come tutte le nostre emozioni, vuole essere riconosciuta e accettata. Rifiutarla, nasconderla, denigrarla può distruggere il professionista più affermato, quindi sarà fondamentale ricordarci che è lì per noi, per aiutarci a sopravvivere, ma anche a crescere.

Stefano Nicoletti

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