Il metodo di un allenatore

Pubblicato da: mistersoccer.it Categoria: Blog Data: Commento: 0 Like: 374

In questo quarto appuntamento del corso parleremo del metodo di un allenatore: metodo di lavoro, gestione della partita e analisi della prestazione (o match analysis) dei nostri calciatori. Un allenatore è il responsabile tecnico di una società, dello staff e dei calciatori messi a disposizione; e aldilà del ruolo formale, rappresenta una guida e un punto di riferimento per i calciatori, lo staff e la dirigenza. Quindi, un allenatore, a prescindere dalla categoria e dall’età dei propri giocatori, non può non avere un metodo di lavoro.

IL METODO DELL’ALLENATORE

Nella scorsa puntata abbiamo parlato dei cicli di lavoro (singola seduta, microciclo settimanale, mesociclo mensile, macrociclo annuale); è ora il momento di entrare nello specifico della preparazione del lavoro e descrivere il metodo ideale dell’allenatore:

  • ogni lavoro e proposta esercitativa è una conseguenza logica dei lavori svolti in precedenza e un’esercitazione andrebbe sempre preparata e organizzata per correggere gli errori evidenziati in partita e per migliorare ulteriormente gli aspetti e le giocate già soddisfacenti.
  • è fondamentale presentare ed illustrare ai propri giocatori il lavoro che svolgeremo e renderli consapevoli di “cosa” serve al loro miglioramento e del “come” e soprattutto “perchè” fare una determinata cosa.
  • prima, durante e dopo le sedute, interessare e coinvolgere i giocatori nelle scelte di gioco. In questo modo, terremo alto il livello di condivisione verso gli obiettivi preposti (attenzione, l’obiettivo non è solo quello del piazzamento in campionato, ma vanno fissati obiettivi sia tecnici che tattici anche nella singola seduta)
  • variare e cambiare con frequenza le proposte di lavoro, sempre tenendole funzionali agli obiettivi che ci siamo dati
  • durante le riunioni con la squadra e lo staff, dobbiamo svestirci del nostro ego da oratori, del nostro momento di gloria, ed essere chiari, sintetici e completi nella comunicazione dell’esercitazione e nell’esecuzione e correzione. Non dilungatevi per decine e decine di minuti: il vostro pubblico, i giocatori, dopo 3′-4′ calerà l’attenzione, annoiandosi
  • non spiegate solo verbalmente i gesti tecnici ed i movimenti tattici ma cercate di eseguirli: l’imitazione è uno dei processi di apprendimento più veloci dell’essere umano.
  • adattate la vostra comunicazione a ciascun giocatore; certo, far adattare loro alla vostra, vi richiederà molto meno lavoro. Ma i risultati in termini di appartenenza ed empatia saranno più autoritari che autorevoli.
  • fissate un regolamento di comportamento interno, chiaro e rispettoso dei ruoli, e cercate di creare in questi contorni, una positiva ed allegra interazione.

LA GESTIONE DELLA PARTITA

Tutto il lavoro che svolgiamo è in funzione della cosa più bella del calcio: la partita. La fase di avvicinamento ad essa, lo svolgimento della gara e l’atteggiamento da avere, la gestione dell’intervallo e del dopo partita sono aspetti fondamentali che un buon allenatore deve assolutamente conoscere. Personalmente, credo che i seguenti comportamenti siano validi non solo per le “prime squadre”, ma anche per l’attività di base, tranne le categorie “primi calci” e “piccoli amici”.

  • Prima della partita:nel giorno della partita, sarebbe preferibile evitare di affrontare temi tattici; se il lavoro durante la settimana è stato svolto con meticolosità ed attenzione, è inutile caricare ulteriormente i giocatori (un pò come quando abbiamo provato a studiare tutta la notte prima degli esami…). La formazione dovrebbe essere comunicata all’arrivo nello spogliatoio, con calma e con lettura chiara e ben scandita dei cognomi dei ragazzi, sia per i titolari che per coloro che andranno in panchina. Subito dopo, si affronteranno temi psicologici e motivazionali sulla partita specifica.
  • Durante la partita:gli allenatori che si agitano ed urlano continuamente, spesso lo fanno perchè non hanno argomenti validi e indicazioni precise per i propri giocatori. Dimenticate l’assioma secondo il quale “più urlo, più mi noteranno”. Concentratevi sulla gara per i primi minuti, datevi il tempo di osservare la vostra squadra e l’avversario (errori, scalate, uscite, giocate tecniche) per poi intervenire in modo deciso, determinato e soprattutto, preciso.
  • Durante l’intervallo:far dissetare i giocatori e lasciarli liberi per i primi minuti: vi servirà a capire il momento ed il tono da utilizzare; una volta presa la parola, con calma ma ferma decisione e consapevolezza di quello che stiamo per dire, daremo indicazioni precise sulle cose da modificare nella seconda frazione. Se possibile, prima di entrare nello spogliatoio, confrontatevi con il vostro dirigente in panchina o anche con un giocatore: ascoltare i giudizi di una persona meno coinvolta potrebbe darvi degli spunti interessanti; fateli vostri e decidete anche in base a quelli.
  • Dopo la partita:soprattutto dopo una brutta prestazione, gli animi saranno tesi e si rischia di sfociare in discussioni poco piacevoli; vi suggerisco di non parlare nello spogliatoio se non per salutare e ricordare l’appuntamento per il prossimo allenamento. Prendetevi il tempo di analizzare la partita e rimandate al prossimo allenamento i correttivi ed i commenti.

ANALISI DELLA PRESTAZIONE (MATCH ANALYSIS)

La partita è la verifica del nostro lavoro, e ci permette di correggere e intervenire sulle aree di miglioramento individuali e collettive. Vi suggerisco quindi di appuntare dati oggettivi che possano darvi la possibilità di commentare e discutere la prestazione (con giocatori e anche dirigenti) in modo esatto e incontestabile.Il calcio è uno sport di situazione e basta valutare poche ma centrali azioni di gioco per capire se il risultato è stato meritato o meno. I criteri di valutazione più importanti sono:

  • occasioni da goal: è il dato più importante, aldilà dei goal realizzati; le occasioni in cui ci siamo avvicinati alla porta avversaria ci daranno l’esatta cognizione del valore del nostro lavoro
  • corners:esprimono una chiara situazione di predominanza territoriale
  • tiri parati o usciti: ci daranno un dato inconfutabile sulla nostra capacità o meno di arrivare alla conclusione e in caso di fase difensiva, se siamo stati bravi nel tenere l’avversario lontano dalla porta. Considerare solo quelli dai 25 metri
  • possesso palla:questo dato ci serve a capire se la nostra squadra controlla il gioco rispetto all’avversario
  • baricentro:ci serve ad avere informazioni sulla capacità di far arretrare l’avversario nella sua metà campo o viceversa.

Nella prossima puntata, entreremo forse nell’ambito che più vi interessa: la tecnica calcistica di base inserita nel programma di allenamenti di un buon allenatore! Restate collegati! Buona lettura. Mister Salvatore Fasano

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