Mental Coaching: la mente e la prevenzione dell’infortunio

Pubblicato da: Stefano Nicoletti Categoria: Blog Data: Commento: 0 Like: 386

LA MENTE E LA PREVENZIONE DELL'INFORTUNIO

Nell'articolo di oggi, Stefano Nicoletti ci parla della strettissima correlazione che può esserci tra un infortunio e lo stato mentale di un atleta. Una tematica da approfondire per cercare di creare, nell'ambiente squadra, un clima sereno, condiviso e comunicativo. Proprio perchè una situazione di instabilità mentale può accentuare il rischio di infortuni.

Nonostante la preparazione fisica sia sempre più curata nelle squadre di ogni livello, capita di notare che alcuni gruppi di atleti siano falcidiati da infortuni di varia natura, tanto da falsare a volte lo svolgimento regolare di un campionato. Gli addetti ai lavori chiamano in causa la sfortuna o la qualità degli allenamenti stessi, ma c’è qualcosa in più che potrebbe incidere in modo determinante: lo stato mentale degli atleti.

Ne parlano molti studi scientifici in cui gli psicologi comportamentali hanno misurato i livelli di ansia da prestazione monitorando nel contempo l’incidenza degli infortuni in un determinato periodo di tempo. I risultati hanno dimostrato che gli atleti che non gestiscono bene la propria tensione hanno una probabilità sensibilmente più alta di incorrere in infortuni nel breve periodo.

Di che tipo di infortuni si tratta e come limitarli?

Una prima tipologia e’ quella degli infortuni da sovrallenamento. L’atleta matura una visione perfezionista della propria prestazione fisica e si impone carichi di lavoro eccessivi rispetto alle reali necessità, nonché alle proprie capacità, con la conseguenza di accentuare la proprie fragilità complessive. Un atleta sano che si sente soggettivamente in forma sarà allora meno soggetto a infortunio di un altro altrettanto sano che invece percepisce la propria condizione fisica come continuamente migliorabile.

Un’altra tipologia di infortunio deriva da quello che potremmo definire come “comportamento incosciente”. L’atleta in questo caso agisce in modo controproducente, senza curarsi di pericoli evidenti, senza valutare adeguatamente il rapporto tra costi e opportunità. Si comporta in questo modo agendo con foga, senza lucidità, mancandogli almeno momentaneamente la capacità di decidere quando rischiare e quando no, e la serenità per interpretare le singole situazioni che si trova ad affrontare.

Ulteriore aspetto da considerare è quello sociale. Le evidenze scientifiche sostengono che gli atleti più supportati si infortunano meno, laddove per supporto si intende l'ascolto, il consiglio da parte dello staff, ma anche della semplice socialità, lo stare insieme all'interno del gruppo in modo spontaneo e piacevole. Insomma, riuscire a costruire una vera squadra è garanzia anche da questo punto di vista.

In definitiva, possiamo dire che gli studi citati sembrano proporre ancora una volta la necessità di una visione integrata dell’atleta.

Gli aspetti mentali, tecnici e fisici costituiscono infatti un equilibrio unico, un capitale che si può incrinare in molti modi diversi quando si “pesa” troppo uno degli elementi rispetto agli altri.

Stefano Nicoletti

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